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Italia Coast-to-Coast, dall’Adriatico al Tirreno in…24 ore

Italia Coast-to-Coast, dall’Adriatico al Tirreno in…24 ore

Conosciamo Roberto da circa 4 anni, da quando facciamo parte della stessa squadra, l’Anguillara Sabazia Running Club. Non ci vediamo molto spesso. Le gare difficilmente coincidono ma ne abbiamo fatte diverse insieme. È un ragazzo simpatico, alla mano, che dimostra meno dell’età che ha, uno di quelli a cui piace fare cose fuori dalla norma.

Ci dà appuntamento al Bar Petit di Bracciano (sponsor della squadra di Triathlon per cui gareggia) dove sui muri sono esposte alcune delle foto che lo ritraggono in una qualche “impresa”, una in particolare: l’IronMan. Ah già, dimenticavamo, Roberto è anche un triatleta, un IronMan, per gli amici IronBomby.

Sono le 18:00, è appena tornato dal lavoro e mi chiede cosa ordino. Rispondo: “una spremuta”. Lui una piadina prosciutto e formaggio e una cedrata, più tardi ha l’allenamento in piscina.

Roberto ricordami la tua età…

44 anni

Che sport hai fatto prima di iniziare a correre?

Ho giocato a calcio fino a 5 o 6 anni fa, nel mezzo altre passioni stagionali come il windsurf e lo snowboard. Ma la costante è stata il calcio, un po’ come per la maggior parte delle persone in Italia.

E poi perché hai cominciato a correre?

Correre mi è sempre piaciuto. Quando facevo le visite mediche per giocare a calcio i medici mi dicevano che avevo un cuore fatto per correre e così mi sono voluto mettere alla prova. Ho pensato alla corsa sempre in funzione della maratona, delle lunghe distanze, le Ultra. Ho iniziato con quell’idea. Mi ero sempre ripromesso che quando avrei smesso di giocare a calcio avrei iniziato a correre e così è stato.

Quante e quali gare hai fatto fino ad adesso?

Quante non lo so, non le conto. Forse una settantina. Sicuramente 10 maratone, una Ultramaratona di 58 km e appunto la Traversata Coast to Coast.

Al triathlon invece come si sei arrivato?

Conoscevo un ragazzo che lo praticava, era anche un IronMan e come per la corsa mi affascinava proprio questa distanza, la più lunga. Era quello il mio obiettivo. Comunque è stato l’evoluzione della corsa: ho iniziato ad andare in bicicletta. Il nuoto in acque libere non mi spaventava perché praticando windsurf ero abituato a stare in acqua tra le onde anche in inverno. A nuotare me la cavo ma c’è chi va molto meglio di me, poi però spesso recupero in bici e nella frazione di corsa che sono il mio ambiente naturale.

Volevo chiederti qualcosa sull’IronMan ma siccome credo sia una storia molto interessante, facciamo così: gli dedichiamo un’intervista a sé!

Ok!

Parliamo della "Traversata". Che cos’era e come l’hai saputo?

Me lo ha detto un ragazzo di Ladispoli con cui mi allenavo, anche lui triatleta, Cristiano. Sapeva che mi piacevano cose particolari e mi ha contattato. Questa Traversata veniva organizzata già anni fa da una società di Ladispoli poi per un po' più niente. Era la prima volte che veniva riproposta e questa è stata la decima edizione: 258 km da Porto d’Ascoli sull’Adriatico a Ladispoli, sul Mar Tirreno. Tutti indossando la maglia dell’AIDO, Associazione Italiana Donatori di Organi.

Mi piaceva l’idea di tutto il contesto che ci girava intorno: il camper che ci avrebbe seguito, la pianificazione di tutto prima (giusto prima perché poi quando sei lì, in 20 persone, di notte, dopo che magari hai già fatto 2 o 3 frazioni di corsa saltano tutti gli schemi) e ovviamente la buona causa.

Ecco l’organizzazione, come funzionava?

I mezzi, il camper, le macchine che ci avrebbero seguito e alcuni corridori sono partiti il giorno prima per Porto d’Ascoli, dove era prevista la partenza. Altri 4 ed io, invece, siamo partiti prima dell’alba, alle 4 e siamo arrivati alle 7 perché la partenza era alle 8 tutti insieme. Era stato calcolato tutto il tempo di percorrenza e stimato in circa 24 ore, quindi saremmo dovuti arrivare il giorno dopo più o meno alla stessa ora a Ladispoli dove ci avrebbe accolto la banda…… Ognuno aveva comunicato precedentemente quante frazioni avrebbe corso e a quale passo. Eravamo complessivamente in 20 e ognuno ha scelto con chi e quanto correre in base alle proprie capacità di resistenza e di passo.

Tu quante ne hai corse?

Cristiano ed io siamo stati gli unici a correrne 5, il massimo che si poteva. Ogni frazione era di circa 10 km e avendo scelto questa modalità ci siamo trovati a correre ogni 4 ore per un totale di 54 km.

Com’erano i momenti sul camper? Si mangiava, ci si riposava, si dormiva?

No, dormire mai. A parte il fatto che non ci sarebbe stato lo spazio materiale ma poi non è che ci fosse tutto questo tempo, almeno per noi che ci trovavamo a correre ogni 4 ore: mangiavi e bevevi qualcosa, ti cambiavi, avevamo tempo di riposarci mezz’ora, e nel frattempo il camper andava avanti lungo il tragitto e in poco tempo ti ritrovavi di nuovo in strada ad aspettare gli staffettisti a cui avresti dovuto dare il cambio. Non c’era da annoiarsi…

Ci sono stati dei momenti in cui ti sei sentito veramente stanco o hai pensato di non farcela?

…No. Ero abbastanza allenato, in quel periodo stavo preparando la Maratona di Ravenna quindi avevo km nelle gambe. Certo, non dormire non è facile ma essendo tutto così organizzato e con tempi concitati è come se fossi sempre di corsa e a dormire non ci pensi neanche. È diverso da una gara in cui anche se devi fare 10 km li fai a tutta e non vedi l’ora che sia finita perché hai il cuore in gola e arrivi stremato. Magari sarà stato quello ma ti posso dire che se una volta arrivati mi avessero detto che c’era da correre un’altra frazione lo avrei fatto (sorride).

Come è stato arrivare?

Ah bello, emozionante, davvero! Ci avevano organizzato una bella accoglienza con la banda che suonava per noi. Le nostre famiglie e gli amici venuti ad accoglierci e poi tanta gente accorsa a vedere “sti 20 matti”.

Qual è stato il momento più bello e quello più strano?

Quello più bello di gran lunga quello dell’alba: eravamo verso Anguillara e quindi il nostro viaggio stava volgendo al termine. Erano circa le 5:30 di mattina, stavamo correndo la nostra ultima frazione prima dell’arrivo tutti insieme a Ladispoli qualche ora dopo e ad un tratto ci siamo accorti che stava sorgendo il sole. È stato davvero bello! E ovviamente l’arrivo.

Il momento più strano?..mmh..come sensazione la cosa più strana è stata correre in orari che mai avrei immaginato, tipo le 3 di notte. Poi è stato divertente vedere le diverse reazioni della gente durante tutto il viaggio al nostro passaggio a seconda delle zone che ci trovavamo ad attraversare. In Provincia di Roma erano tutti più nervosi ;)

Più dura la Traversata o l’IronMan?

L’IronMan assolutamente! Sia per il tempo in cui sei in azione, sia perché, come ti dicevo poco fa, quelle ore in cui gareggi sei costantemente al massimo. E comunque rimangono sempre 10 ore di attività fisica costante.

Hai già in mente qualche nuova esperienza?

Come ti ho detto all’inizio, mi piacciono le distanze lunghe perché e lì che metto alla prova me stesso quindi penso che mi concentrerò sulle Ultra. Il prossimo anno credo che non preparerò nessuna gara di IronMan, solo qualche Triathlon per divertirmi. Voglio fare il Passatore e tentare qualche gara di Ultratrail, magari sul Gran Sasso.

GRAZIE ROBERTO, E’ STATO UN PIACERE

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